Scheda prodotto e-commerce: cosa deve avere

Un telefono con la scheda prodotto di esempio di una borraccia in acciaio da 750 ml (foto, prezzo con spedizione inclusa, colori, consegna in 2-3 giorni, reso a 30 giorni) e accanto le cinque risposte della scheda, con il titolo "La scheda prodotto che risponde prima che il cliente chieda".

La scheda prodotto di un e-commerce deve rispondere a cinque domande prima che il cliente le faccia: cos’è il prodotto, come si vede, quanto costa davvero con spedizione e tasse, quando arriva e cosa succede se va reso. Per Google servono in più un nome, una foto, un prezzo con la valuta, e conviene aggiungere disponibilità, spedizione e reso nei dati della pagina. Se una risposta manca, il cliente la cerca altrove, spesso su un altro negozio.

Quali domande si fa chi guarda una scheda prodotto?

Chi arriva su una scheda non può toccare il prodotto né chiedere a un commesso. Si fa cinque domande, in quest’ordine più o meno:

  1. Che cos’è? Nome chiaro, misure, materiali, compatibilità. «Borraccia 01» non dice niente a chi non conosce il tuo catalogo.
  2. Come si vede? Più foto, almeno una del prodotto in uso, e le varianti (colore, taglia) da scegliere senza uscire dalla pagina.
  3. Quanto costa davvero? Prezzo, spedizione e tasse, visibili prima del carrello.
  4. Quando arriva? Tempi di consegna e disponibilità.
  5. E se non va bene? Come si rende, entro quanto tempo, a chi si scrive.
Elenco delle cinque risposte che una scheda prodotto deve dare: che cos'è, come si vede, quanto costa davvero, quando arriva, cosa succede se non va bene
Cinque risposte, in pagina e senza cercarle: sono la base di una scheda che si fa capire.

Perché spedizione e reso vanno in scheda e non nel carrello?

Perché sono tra i motivi per cui le persone lasciano il carrello. Il Baymard Institute, che raccoglie studi sull’usabilità degli e-commerce, calcola un tasso medio di abbandono del carrello del 70,22%, sulla media di 50 studi pubblicati tra il 2006 e il 2025. Tra i motivi indicati da chi ha abbandonato il carrello (esclusi i visitatori solo di passaggio; la pagina non precisa il campione):

  • 40% ha trovato costi extra troppo alti (spedizione, tasse, commissioni);
  • 20% la consegna troppo lenta;
  • 13% una politica di reso poco soddisfacente;
  • 12% non riusciva a vedere o calcolare il costo totale in anticipo.

Sono dati americani e non dicono quanti dei tuoi clienti si comporteranno così. Mostrano però che i costi comparsi tardi e le condizioni poco chiare pesano. Una scheda che mostra spedizione, tempi e reso vicino al prezzo toglie la sorpresa prima che arrivi al carrello.

Il Baymard misura il comportamento nel carrello. Portare quelle informazioni già in scheda è una scelta di progetto nostra, da verificare sul tuo negozio.

Che cosa chiede Google a una scheda prodotto?

Per comparire nei risultati come prodotto in vendita, la pagina deve descrivere il prodotto con i dati strutturati, un markup che Google legge al posto tuo. Nella documentazione sui merchant listing, cioè le schede dove si può acquistare, Google indica come obbligatori:

  • il nome del prodotto;
  • almeno una immagine (meglio più immagini ad alta risoluzione);
  • un’offerta con prezzo maggiore di zero e valuta in formato ISO, per esempio EUR.

Tra le proprietà consigliate ci sono la disponibilità, i dettagli di spedizione, la politica di reso, il codice GTIN (il numero del codice a barre), il marchio e le recensioni. Google suggerisce di definire spedizione e reso una volta a livello di azienda e di indicarli sul singolo prodotto solo per le eccezioni.

Le stesse informazioni che aiutano Google aiutano chi compra: prezzo, disponibilità, spedizione e reso sono già nell’elenco delle cinque risposte. Molti temi e plugin li compilano in automatico. Va controllato che i valori nei dati coincidano con quelli che il cliente vede in pagina.

Le varianti di colore e taglia hanno bisogno di un indirizzo proprio?

Secondo la guida di Google sugli URL per l’e-commerce, ogni variante di prodotto dovrebbe essere identificabile da un URL separato, per esempio `/maglietta/verde` oppure `/maglietta?colore=verde`. Se le varianti usano un parametro facoltativo, il canonical (l’indirizzo “di riferimento” della pagina) deve puntare all’URL senza il parametro. Google consiglia anche indirizzi con parole descrittive invece di numeri e di evitare nei link interni parametri temporanei come gli ID di sessione.

Per marcare le varianti nei dati strutturati Google rimanda al tipo `ProductGroup`, descritto nella pagina sui dati strutturati per l’e-commerce, aggiornata a dicembre 2025.

Come si presenta una scheda debole e una chiara?

Un esempio con una borraccia inventata, per vedere la differenza in concreto. I valori sono di fantasia.

Confronto tra due schede della stessa borraccia: quella debole ha un nome generico, una foto, prezzo senza spedizione e reso nel footer; quella chiara ha nome descrittivo, quattro foto, totale con spedizione, tempi di consegna e reso sotto il prezzo
Stesso prodotto, due schede: la seconda risponde subito alle domande del cliente.

La scheda debole dice «Consegna rapida», che non è un’informazione: quanto è rapida? Il reso sta nel footer, dove lo trova solo chi lo cerca. La scheda chiara scrive i giorni lavorativi e mette il reso sotto il prezzo. Il prodotto è identico, cambia quanto il cliente deve indovinare.

Una descrizione che ripete la scheda tecnica aiuta poco. Meglio partire da una domanda reale (“entra nel portabicchieri dell’auto?”) e risponde con una misura. Se il testo del produttore è lo stesso di altri dieci negozi, riscrivilo con le tue parole e le domande che ricevi davvero da chi ti scrive.

Come controlli la tua scheda in cinque minuti?

Prendi il prodotto che vendi di più e fai questo controllo. Basta un telefono.

  1. Apri la scheda dal telefono. Senza scorrere, trovi nome, foto e prezzo? Se no, il primo schermo non sta facendo il suo lavoro.
  2. Cerca il costo totale. Spedizione e condizioni di reso si leggono senza aprire il carrello?
  3. Cerca il prodotto su Google. Titolo, foto e prezzo che vedi nei risultati sono quelli della scheda? Se il prezzo è diverso, c’è un problema nei dati.
Tre controlli da fare su una scheda prodotto: aprirla dal telefono, cercare il costo totale, cercare il prodotto su Google e confrontare i dati
Tre controlli, cinque minuti. A una domanda rispondi «non lo so»? Parti da lì.

Se a una domanda rispondi «non lo so», parti da quel punto. Se il sito è lento anche dopo aver sistemato i contenuti, guarda l’articolo su WP Rocket, che spiega come velocizzare un sito WordPress.

Quando serve chiedere aiuto?

Le schede si sistemano da soli finché si tratta di testi, foto e condizioni scritte meglio. Serve una mano quando il modello della scheda è sbagliato in tutte le pagine, quando le varianti creano indirizzi duplicati o quando i dati per Google non si compilano da soli.

Il servizio e-commerce di WebHub parte da qui: la struttura della scheda, le varianti, i dati per Google e il percorso fino al checkout. Se vuoi un parere su un negozio che hai già, scrivici con il link a due o tre schede e ti diciamo cosa cambieremmo, con un preventivo.

Domande frequenti

Quante foto servono in una scheda prodotto?

Google chiede almeno una immagine e consiglia più immagini ad alta risoluzione. Un numero giusto per tutti non esiste: servono quelle che fanno capire il prodotto, compresa una in uso.

Servono i dati strutturati per vendere?

No, il negozio vende anche senza. Servono per descrivere a Google il prodotto in modo che possa mostrarlo come prodotto in vendita, con prezzo e disponibilità.

Le recensioni vanno nella scheda?

Google le elenca tra le proprietà consigliate dei merchant listing. Se le mostri, devono essere quelle vere dei tuoi clienti.

Fonti

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